L’avvocato cieco che guida il trattore
Il mondo dei campi è uno dei suoi grandi amori. Anche se è cieco, mette e tira fuori dal garage il trattore, e va a fare i lavori nei campi. L’avvocato saluzzese Dario Ghione ha 51 anni ed ha perso la vista a 19 anni, per una retinite pigmentosa. Ma lui non si è mai arreso, ha avuto una formidabile forza di volontà. Pur dovendo superare mille difficoltà, non ha mai perso la speranza, manifestando una gran voglia di vivere.
Provate a chiudere gli occhi: il buio. Il non poter vedere più il sole, la luna, i fiori, la terra, l’acqua, i propri cari, gli amici, i propri cari, i genitori, i bambini, il mare e la montagna, gli spettacoli della natura...
IN CAMPAGNA A BUDIGIAI
La sua carta d’identità…
«Io sono nato il 20 marzo 1956, ma ho fatto tribolare molto mia madre, perché sono nato in casa! Nonostante questo, mia madre mi ha amato molto, ed io ho sempre amato lei».
NEL 1974 IL BUIO
La malattia quando è venuta fuori?
«Nel 1972 frequentavo terza Ragioneria. Nel 1973, ho fatto una cura, che ha accelerato il processo degenerativo e sono diventato cieco il 24 gennaio 1974: in sei mesi ho perso completamente la vista. Il 19 febbraio, queste date le ho scolpite nel cuore, mi hanno fatto la visita medica per darmi la pensione».
I suoi genitori come l’anno presa?
«Ho avuto due genitori eccezionali: avevano solo la quinta elementare, ma mi hanno sempre incoraggiato e sostenuto. L’unica sera in cui li ho visti piangere, fu al nostro ritorno da Cuneo: la diagnosi era ufficiale, io non potevo nutrire speranze. Mia madre e mio padre mi hanno sempre detto che io nella vita avrei potuto farcela: dipendeva solo da me! I miei mi hanno sempre aiutato, senza mai forzarmi. Mi piacevano le mucche, io venivo matto per i trattori, mio padre faceva la parte visiva ed io quella manuale: lui mi aiutava, mi guidava ed io facevo tutti i lavori più pesanti».
A GENOVA IN TRENO, CIECO E DA SOLO
Nel 1975 Dario Ghione si diploma e conosce un professore dell’Università di Genova che faceva un corso per ciechi, a Cuneo. Poi si iscrive a Legge, all’Università di Genova.
Cosa è che l’ha aiutata di più a superare il suo handicap?
«Sicuramente, il fatto di credere in me stesso. E la fortuna di avere a fianco diverse persone che mi hanno aiutato, come ad esempio Silvia, la donna che è poi diventata mia moglie».
Gli anni dell’Università…
«Ho dovuto superare innumerevoli difficoltà. Io i libri, non potendoli leggere, li dovevo far registrare: e li studiavo ascoltando poi le cassette, preparate dai miei amici».
Dario racconta problemi pratici, alternandoli ad alcune divertenti “gag” : «Io mi ero imposto di prendere il treno per Genova da solo, e non l’ho mai perso. Un giorno sono entrato in uno scompartimento e mi sono seduto in braccio ad una donna. La signora si è messa ad urlare ed io, con molta calma, le ho risposto: “Scusi, signora, non l’avevo vista!”». Umoristica anche la scena di quel giorno in cui Dario, per sbaglio, si infila nel vagone postale, suscitando una reazione molto preoccupata dei “messaggeri pt”, che lo scambiano per un rapinatore e lo inseguono.
CREDERE IN SE STESSI
Avvocato Ghione, lei si sente diverso dagli altri?
«Sono cieco, però sicuramente questo ha provocato lo sviluppo degli altri sensi. Coltivando la terra ho imparato che bisogna conoscere i propri limiti. Nella vita, non è indispensabile aver tutto».
LA VITA E’ BELLA
Lei, avvocato, con il suo carattere straordinario, non ha mai perso la voglia di ridere e di scherzare…
«Non ci ho mai pensato, io sono nato così. Io rido perché la vita va presa non troppo sul serio, altrimenti si ingigantiscono i problemi».
La vita vale la pena di essere vissuta?
«Sì, senza dubbio. Io poi credo in Dio, anche se non tutti i personaggi che girano intorno alla Chiesa mi piacciono. Non mi sono mai pianto addosso nè ho chiesto perché è toccato a me, in giro ci sono situazioni ben peggiori».
E la gioia, la grande voglia di vivere di Dario la si percepisce nei suoi gesti quotidiani, nelle sue battute frizzanti, nel suo modo di rapportarsi agli altri.
In tanti momenti, avremmo bisogno che Dario Ghione ci prestasse i suoi occhi spenti, per vedere il bello vita.
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Storie di vita
a cura di Barba Bertu (Albeto Burzio)

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